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F.CEREDI sul "Resto del Carlino - Bologna"

 

L’idea vincente della Ceredi sta tutta in un barattolo

Premio Mascagni. Il direttore: «I nostri contenitori girano il mondo»

di Simone Arminio

Da sinistra Fabio e Gilberto Ceredi, Antonio e Alberto Tarantino

 

Bologna, 6 maggio 2014 – UN UOMO d’altri tempi, Francesco Ceredi.  Suo figlio Gilberto, oggi direttore generale (la Ceredi spa, che a Zola produce barattoli di latta per tutti i tipi di contenuto) lo descrive come MacGyver, il personaggio dei telefilm americani capace di uscire indenne da ogni situazione grazie a un accendino, un pezzo di spago e una spilla trovata per terra.

Gilberto Ceredi, difficile creare un’azienda da 14 milioni di fatturato con uno spago.
«Con uno spago no, ma con un tubicino e una pompetta sì».

Ma non facevate barattoli?
«Il primo business di mio padre, arrivò grazie a un’idea del genere. Ha mai sentito parlare del Flit?»

Non era un insetticida?
«Esatto. E veniva venduto sfuso. Ma dall’America arrivava in fusti e il difficile era versarlo a occhio nei contenitori delle massaie. Mio nonno inventò un banale tappo dotato di pompetta, ampolla e tubicino. Ogni premuta equivaleva a un tot di flit».

Come andò?
«Fu una svolta. Li produceva in cantina, di notte, insieme a mia madre. E migliorò più volte il progetto iniziale. Così in pochi anni mise su il gruzzoletto che gli permise di lanciarsi in un’altra sfida».

I barattoli?
«Di metallo, di varie forme, per tutti gli usi. Li facciamo ancora oggi».

Non ce n’erano sul mercato?
«Ogni azienda produceva le proprie. Ma uno zuccherificio o un conservificio non poteva avere le competenze e il personale per studiare il miglioramento dei contenitori».

Oggi chi sono i vostri clienti?
«Ne abbiamo di tre tipi: il mondo chimico e delle vernici, quello degli oli minerali e dei lubrificanti, infine il settore delle conserve di cibo».

Le scatolette di tonno?
«Più grandi. La nostra fascia è la general line, comprende i contenitori da import/export, le taniche di lubrificanti, i barattoli di vernici. Per ogni produzione studiamo un barattolo ad hoc, siamo pronti a osare».

Osi pure.
«I contenitori devono essere adatti a girare il mondo con ogni mezzo, superare gli sbalzi di temperatura, le cadute, l’aumento di volume, la corrosione, lo stoccaggio in grandi quantità, la tenuta dei coperchi...».

Perche scegliervi?
«Perché lavoriamo insieme al cliente su ogni progetto, realizziamo barattoli performanti e li innoviamo continuamente»

Scusi: un barattolo è un barattolo...
«Ma una piccola scanalatura nel punto giusto può fare la differenza in magazzino, un coperchio può essere geniale o drammatico a seconda del contenuto e del suo uso e poi le frontiere offerte dall’abbinamento con la plastica sono infinite. E soprattutto occorre innovare la catena produttiva per far fronte alle emergenze e assicurare i prodotti in tempi brevi».

Ma chi produce qualcosa saprà per tempo di quanti contenitori avrà bisogno, no?
«Sì, ma lo stoccaggio di barattoli vuoti e voluminosi per le aziende è un costo. Per questo siamo stati abituati, da sempre, a ricevere ordini in tempi brevissimi, senza molto preavviso. La velocità di fornitura e la mancanza di previsione di volumi a cui le aziende fornitrici hanno dovuto abituarsi in tempi di crisi era già nel nostro dna. E le assicuro: ha fatto la differenza».

Simone Arminio

 

Di seguito il link per vedere l'articolo originale con relativo video: